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Le Notizie

lunedì 25 gennaio 2010

In Città / Un ammanco da 100mila euro. Cambiata la serratura dell'ufficio in cui lavorava l'impiegato sospeso dalla Giunta

La storia degli ammanchi - forse intorno ai centomila euro - andava avanti da anni, ma per l'Amministrazione comunale è stato un fulmine a ciel sereno. Una notizia tanto improvvisa che anche i consiglieri di maggioranza hanno appreso di ciò che stava accadendo da queste pagine [della Gazzetta, ndmw] piuttosto che nella riunione appositamente convocata ieri sera proprio perché fossero edotti prima che la delicata faccenda divenisse di dominio pubblico.

Ma convocarli prima sarebbe stato impossibile: il sindaco aveva saputo degli ammanchi nella tarda serata di venerdì quando i dirigenti del Comune gli avevano consegnato e commentato una prima relazione in merito al comportamento dell'impiegato del settore tecnico.
Quel primo accertamento dei fatti metteva in evidenza una serie di episodi penalmente rilevanti, tanto che nella giornata successiva (siamo a sabato mattina) delle questione erano stati informati i carabinieri con la presentazione di una formale denuncia alla procura della Repubblica. Segno evidente che il sospetto che si fossero determinati ammanchi era fondato. Tanto che, «superata ogni doverosa cautela caratterizzante la fase degli approfondimenti conoscitivi» - così recita una nota diffusa ieri dal sindaco - l'amministrazione «ha autonomamente presentato alla competente autorità giudiziaria circostanziatadenuncia sulle irregolarità emerse».
Siamo a sabato sera, il sindaco Antonio Fitto convoca senza preavviso la sua giunta, che «con provvedimento d'urgenza sospende dal servizio, in via cautelativa,il presunto responsabile, tutelando il tal modo il pubblico interesse, in attesa delle determinazioni della autorità giudiziaria».
Ma, intanto, in municipio non ci si è esclusivamente limitati al temporaneo allontanamento dell'impiegato. Pare, infatti, che sia stata addirittura sostituita la serratura della porta del suo ufficio per impedire l'accesso ai documenti custoditi.
In queste ore, naturalmente, si cerca di tirare le somme su ciò che è accaduto negli ultimi due lustri. Controllo non facile visto che il periodo sembrerebbe addirittura superare il decennio e che si sarebbe sempre trattato di un gran numero di piccoli «prelievi» che, nel complesso qualcuno stima nell'ordine dei centomila euro.
Ma qual era la tecnica adottata? Il dipendente aveva responsabilità nell'ambito dei lavori pubblici ed a lui era delegata la fase della registrazione dei contratti. Se sarà accertato che le cose sono andate nel modo in cui ora si suppone, l'impiegato si sarebbe fatto consegnare dalle imprese il denaro necessario per la regolarizzazione della convenzione e invece di depositarlo - nel caso di piccole somme - lo tratteneva per se stesso. Nel caso, invece, di grossi appalti per i quali gli importi dovuti all'Ufficio delle Entrate erano significativi, alle ditte avrebbe chiesto qualcosa in più del dovuto, provvedendo però a registrare effettivamente il contratto. In ogni caso, l'impiegato avrebbe certificato l'apparente regolarità della registrazion e.
Se sia incorso in un reato, ed eventualmente in quale, lo stabilirà la Procura. Quello che appare verosimile è che il danno procurato non è tanto nei confronti del Comune quanto delle imprese. Una specie di truffa, insomma, che non ha lasciato molta traccia, né sostanziale, né formale negli uffici municipali.
Si spiegherebbe così il perché, in tanti anni, le anomalie non siano mai state contabilmente rilevate ed il grande ritardo con cui ci si è accorti di quel che è accaduto e che stava accadendo. [GDM]

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